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Anna S.

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by Camilla M.

 

Nome: Anna S.

Sesso: Femminile

Luogo di residenza: San Giovanni Suergiu

Nazionalità: Italiana

 

Anna è nata a Carbonia, nel Sud Sardegna, il 17 giugno1945. Vive la sua infanzia in una famiglia allargata che, oltre ai suoi genitori e al fratello minore, ospita i nonni e la bisnonna, morta all’età di 106 anni. Ricorda con grande piacere la sua infanzia, le passeggiate seduta sulla bicicletta insieme al suo papà che la portava a mangiare i “bomboloni”cheun anziano signore vendeva, su di uncarretto, nella piazza del paese. Il padre di Anna era un minatore, cosìcome sua nonna e sua mamma, venuta a mancare pochi mesi faall’età di 99 anni.

 

Anna nonha mai avuto un carattere mitee accondiscendente, è sempre stata una bambina e una ragazza ribelle, e me lo racconta divertita. Durante la sua adolescenza, per tre anni, ha frequentato una scuola gestita dalle suore: è in questo periodo che impara a cucire e a ricamare, ma soprattutto è in questi anni checonoscesuo maritoLuigi. Luigi è di Santu Lussurgiu, un paese lontano, ma lavoraper un proprietario terriero della zona. Anna mi descrive nel dettaglio il loro primo incontro: era il periodo della vendemmia, alla fine dell’estate, ed entrambi avrebbero lavorato nella vigna dello stesso proprietario; Luigi legge un giornale, sdraiato a pancia in giù, e quando sentelavoce di Anna sollevagli occhi per guardarla. Lei senteunbrivido percorrerle la schiena, è stato davvero un colpo di fulmine. Era molto giovane, aveva solo 16 anni, ma ancora si emoziona mentre me lo racconta.

 

Gli anni prima del matrimonio sono moltotravagliati, la famiglia di Anna non accetta il fidanzamento, così lei è costretta ad approfittaredei momenti in cui frequenta la scuolaper incontrare Luigi. Le suore conoscono i sentimenti di Anna e le permettono di allontanarsi dall’istituto per salutarlo: quando è il momento dell’intervallo, Luigipassa davantialla scuolacon il trattore, diretto verso la stazione dei treni, a pochi metri di distanza. Lei lo raggiunge, si tengonola mano per qualche minuto, senza dire una parola per la vergognae, tuttele volte,prima di lasciarsi si scambiano una lettera.

 

A 18 anni si perdonodi vista, per ragioni che non dipendono dalla loro volontà. Luigiè costretto ad abbandonare il paese e ad allontanarsi,perché Anna non ancora èmaggiorenne (mi precisa che, allora, la maggiore età si raggiungeva a 21 anni). I due innamorati si lasciano con la promessa di scriversiper tenersi in contatto, ma le lettere di Luigi vengono intercettate e sequestrate dal padre di Anna, e mai recapitate alla sua fidanzata. Lei si convince che Luigi l’abbialasciata, e anche Luigi, che non ha mai ricevuto una risposta alle sue lettere, pensa che Anna non lo ami più.I due ragazzi stanno lontaniper due anni. Un giorno,mentre Anna tornaa casa da lavoro, vede Luigi che la aspetta col suo motorino davanti al municipio, e finalmentepossono chiarirsi. Igenitori di Anna continuano a non accettareil fidanzamento, e mandano Luigi via di casa.Anna lo segue, è incinta, un grosso scandalo per l’epoca. Si sposano poco dopo, il 18 agosto 1966.Col sorriso mi mostra una foto del suo matrimonio: il vestito se l’è cucito da sola, dopo aver comprato la stoffa. Sotto l’abito si intravedeun grosso pancione;la prima figlia sarebbe nata dopo pochi giorni.

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Anna famolti lavori nella sua vita: inizia comesarta,poi fala pantalonaia per le sartorie del circondario, si trasferisce per motivi di lavoro primaa Roma poiin altre città,per alcunianni, ma soffre tantissimo per la lontananzadacasaedecide di rimpatriare. Dopo poco tempoLuigi parte in Libiaper un’esperienza lavorativa che dura quasi vent’anni, e torna da Anna e dalla loro bambinaogni 3 mesi, per poi ripartire ogni volta, fino a che finalmente non trova un lavoro in Sardegna, che gli spetta in quanto orfano di lavoro.

 

 

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Il padre di luigi, infatti,lavora anche luiin miniera, come i genitori di Anna, ma non si conoscono. Lui èun carabiniere (Anna ha una sua fotografia nel salotto, è vestito in divisa, è molto bello), ma lo stipendio non è sufficientee decide di andare a fare il minatoreper guadagnare di più. Dopo solo una settimana cade da uno dei castelli della miniera e rimane vittima di un tragico incidente.La mamma di Anna è presente quando questo succede e vede la scenacon i suoiocchi; rimane fortemente impressionata e racconta spesso la vicenda, senza sapere che l’uomo in questione è il padre di Luigi.Lo viene a sapere molti anni dopo, quando finalmente la famiglia accetta di conoscere l’ormai generoe lui racconta la storia della sua infanzia. PerAnna la miniera ha un ruolo chiave nella storiadella sua vita: è stata il luogo di lavoro della sua famiglia e della famiglia di Luigi, e teatro di un incidente che è accaduto esattamente cinque anni prima che lei nascesse, il 17 giugno 1940. “Ecco perché-mi dice Anna -credonel destino”.

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Le chiedo se i genitori, che con lei sono stati così severi, hanno avuto un rapportopiù affettuosocon i nipoti. Lei mi racconta che per i nipoti sono stati dei nonni esemplari. Anna e Luigi hanno quattro figli, e i nonni materni li amano moltissimo: i genitori di Anna la aiutanoa badare ai bambini, anche se leiin realtà ha sempre avuto una babysitter, perché lavora, ma non hanno mai voluto lasciare la loro abitazione per andare avivere a casa della loro figlia, neanche da anziani,quando non sonopiù autosufficienti. Hanno due caratteri molto forti, mi racconta Anna; lei ritiene che il lavoro in miniera abbia fortificato la loro indole: le donne per andare a lavoro uscivanoda sole anche durante la notte, incontravano i banditi, eper forza hanno dovuto sviluppare un carattere coraggioso: “Una persona non nasce forte o debole, è la vita che ti mette di fronte a situazioni difficili e ti obbligaa diventare forte”.

 

Dopo l’esperienza da sarta, Anna lavora come bidella in molte scuole del Sulcis, fino all’età di60 anni, quando va in pensione. Potendo rinascere farebbe di nuovo tutto della sua vita, mi dice, anche la bidella: è statobello avere a che fare con i ragazzi, ancora oggi quando la incontrano per strada la fermano e la salutano con affetto. Mi racconta di essere stata una bidella severa, una di quelle a cui sta a cuoredare un’educazione agli studenti più scalmanati, per questo motivo non vienesubito apprezzata: una volta, forse perdispetto, i ragazzi allagano il bagno e Anna scivolae si rompeuna gamba; deverestare a casa per un po’ di tempo. Gli studenti si pentonosubito di quel gesto, ormai hanno imparato a volerle benee, mentre lei èconvalescente, le riempiono la bidelleriadi messaggi di affetto. Dopo qualche anno le si presental’occasione di ricoprireun posto come segretaria,una posizione più retribuita e prestigiosa, ma Anna rifiuta,perché quel lavoro non le avrebbe permesso di starea stretto contatto con i ragazzi.

 

Anna mi mostra un tavolo coperto di vecchie fotografie che ritraggono i momenti più belli della sua vita: è orgogliosa quando mi fa vedere le immagini di quando era giovane, ripercorre la sua vita a partire dall’infanzia, il fidanzamento con Luigi, il matrimonio, le attività che ha fatto e continua a fare coinvolgendo i ragazzi, il suo lavoro come bidella, e pure un incontro a Roma con il Papa, organizzato da lei.

 

Nonostante abbia amato il suo lavoro, non si sente triste adesso che è in pensione,perché ritienedi aver dato tutto;ha dei ricordi meravigliosi che porterà sempre con sé, ma sente che una fase della sua vita si è
chiusa per lasciare spazio aun’altra, non certamente meno interessante. Ora dedica molte ore della sua giornata alle commedie e al teatro, una passionenata tantianni fa nel salone parrocchiale(già dal ‘66 scriveva commedie e faceva teatro). La suapensione è piacevolmenteimpegnativa, le sue giornate sono ricche di impegni e di appuntamenti, e si arrabbia se qualcuno di questi salta perché la costringe a riorganizzare tutta la giornata. Sono giornate frenetiche, le faccio notare, ma lei mi rispondeche la pensione non è unmomento per riposarsie stare con le mani in mano, non si sente stanca per il lavoro che ha fattoquando era più giovane.

 

È una donna piena di vita e divertente, ama mettersi in mostra, siain questo momento davanti alla mia fotocamera, sia sui Social Network. Anna utilizza molto Facebook:gestisce il suo profilo privato, che utilizza per distrarsi erilassarsi, ma anche una pagina pubblica chele serveper pubblicizzare tutte le attività che organizza con il teatro e con il gruppo folk. Ha pure creato una chat su WhatsApp che riunisce tutte le persone che partecipano alle sue iniziative, un canale attraverso il quale è possibile raggiungere velocemente più di 100 persone per diffondere velocementele comunicazioni che riguardanotutti. Anna è una leader, è difficile coordinare e tenere vivo un gruppo così numeroso, ma lei è davvero brava a farlo, è capaceditrasmetterela passione e l’amore per quello che fa.

 

Raccontadelle attività che organizza con i bambini e si emoziona. Mi diceche i bambini sono in grado di stupire. Ci vuole tanta pazienza con loro, è complicato all’inizio perché pensanodi non saper parlare il sardo (le commedie di Anna sono tutte in sardo), ma dopo qualche giorno e un po’ di allenamento lo parlano fluentemente, imparano subito, sono sorprendenti. Attraverso lesue commedie sta insegnando il sardoalle persone che non sono in grado di parlarlo, grandi e bambini.Anche i suoi nipotini hanno partecipato come attori ai suoi film e alle sue commedie: parla dei suoi figli e dei suoi nipoti con grande affetto, è molto felice della sua famiglia, si sente una regina, la persona più fortunata del mondo ad avere dei figli e dei nipoti che la amano, un marito che la segue e la accompagna in tutto quello che fa e un tetto sopra la testa.

 

Tra le sue numerose passioni c’è anche la scrittura: in questi giorni sta scrivendo il suo 19mo libro;alcuni di questi libri vengono rappresentatinelle suecommedie, altri sono libri di poesie, altri sono racconti, come “contusu e contisceddusu”,in cui racconta la storia dell’innamoramento con suo marito Luigi e del loro primo bacio. Sono curiosa, le chiedo di raccontarmela. Apparentemente sembra una storia romantica, ma presto si trasforma in un racconto divertente: dopo due anni di allontanamento voluto dalla famiglia di Anna, finalmente i due innamorati si rincontrano. Luigi però deve ripartire per lavoro (Anna lo avrebbe raggiunto al compimento del 21mo anno di età), arriva il momento dei saluti, si nascondono dietro una siepe e si baciano. La mamma è convintache Anna si siaallontanata da casa per andare a fare un acquisto nella bottega del paese, e aspetta che rientri con gli ingredienti per preparare il pranzo. Ma il tempo con Luigi si èfermato, questo attesissimo bacio dura più di mezz’ora. La mamma, preoccupata,esce di casa per andare a cercarla, vede la bicicletta di Luigi e si immagina che Anna si siafermata con lui. Infila unacanna da dietro la siepe dove i due innamorati si sononascosti e iniziaa picchiarla, mala poveraAnna èancora frastornata da quel primo bacio enon capiscebene cosa stasuccedendo. Quando si rendeconto di essere stata scoperta allora scappa, inseguita dallamamma che ad ogni passo la picchia con una canna così lunga che riescesemprea raggiungerla.

 

Le chiedo se anche lei èstata così severa con i suoi figli: mi risponde chenon gli ha mai fatto mancarel’educazione, e loro non le hanno mai mancato di rispetto. Dopo i suoi figli mi racconta delle altre quattro “creature”, cosi le definisce, che ha creato: Is Massaius, il gruppo folk, il coro polifonico e la compagnia teatrale. Sono tutte passioni che si è creata da sola perché “non sideve avere il tempo di pensare; se la menteè impegnata a organizzare non ti resta il tempo di pensare alle cose negative. Vivo la mia vita, tutto quello che misi presenta davanti lo faccio, se ho voglia, e non mi ferma nessuno; quando provano a mettermi i bastoni tra le ruote io esco dalla porta ed entro dalla finestra, ho sempre il piano B, C, D”.

 

Le chiedo qual è, secondo lei,il ruolo dei pensionati oggi.Mi risponde che il dovere maggiore è quello di trasmettere le tradizioni e, ve lo posso assicurare, lei ci sta riuscendo.La sua missione da tanti anni è quella
di condividere con le giovani generazioni e con i turisti -che vengono a visitare la Sardegnae ne vogliono conoscere le tradizioni-le sue passioni e il suo sapere: la pasta fatta in casa, l’arte di fare il pane;mi dice che l’aspetto più emozionante di quello che fa è sentirsi direche i suoi gesti fanno tornare alla mente, a chi la osserva, la propria mamma o la propria nonna. “È bello aiutare le persone a ricordare i bei momenti”, mi dice, suscitare sensazioni nelle persone è la cosa che la fa stare meglio e le dà maggiorsoddisfazione. Ma Anna non fa solo questo per diffondere la cultura locale, lei esporta la tradizione sarda all’estero: viene invitata,insieme al suo gruppo folk, a numerosi eventi internazionali, durante i quali mette vivacemente in mostrai colori, gli abiti e le musiche della Sardegna. Anna ama le attività che svolge con i suoi soci, è una vera trascinatrice, una leader che riesce a coinvolgere ed entusiasmare un gruppo numerosissimodi persone.

 

È stato bello sentirla raccontarela sua storia, e verso la fineriesce di nuovo a sorprendermi. Quando le chiedo se si immaginava che la sua pensione sarebbe stata cosi lei mi risponde “Assolutamente sì, io me la sognavo”.

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